Accorpamento Dolomitibus-Mom: Belluno rischia di perdere voce e servizi
Comunicato stampa
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Ufficio stampa
5/10/20262 min read


La nuova riforma regionale del trasporto pubblico locale, che prevede la ridefinizione dei bacini territoriali ottimali e l’istituzione delle nuove Agenzie per il TPL, viene presentata come un intervento orientato all’efficienza economica. Tuttavia, per la provincia di Belluno il rischio concreto è quello di un’ulteriore perdita di potere decisionale e di rappresentanza.
Infatti, l’ipotesi di un bacino comune con Treviso comporta uno squilibrio evidente: Treviso ha più popolazione, più utenti, più domanda di mobilità e maggior peso economico. Belluno, al contrario, ha meno abitanti, un territorio più vasto, vallate montane, costi maggiori e linee meno redditizie. Se le scelte vengono determinate dai numeri, Belluno parte svantaggiata. Oltre a questo, il riordino sotto forma di agenzia è palesemente teso non al miglioramento del servizio per i passeggeri, ma all’ottenimento di sgravi fiscali: ancora una volta l’obiettivo del maggiore profitto rischia di andare a detrimento del bene comune. La riforma, infatti, richiama concetti come domanda di mobilità, proporzionalità, adeguatezza ed efficienza. Ma in montagna una corsa con pochi passeggeri non è uno spreco: è in molti casi l’unica forma di mobilità pubblica. Applicare criteri uniformi rischia di penalizzare i territori più fragili. Quando si parla di ottimizzare o ridurre disomogeneità, è necessario chiedersi chi pagherà il prezzo. In pianura razionalizzare può significare migliorare; in montagna può voler dire togliere l’ultima corsa utile, quella che permette a una comunità di restare viva. Studenti, anziani e famiglie sarebbero i primi a subire le conseguenze: nel Bellunese il trasporto pubblico non è solo un servizio: è diritto allo studio, accesso alla sanità, possibilità di restare nei paesi, contrasto allo spopolamento. Se una linea viene valutata solo in base alla redditività, le aree più deboli sono le prime a essere sacrificate.
Inoltre, le nuove Agenzie eserciteranno in forma associata funzioni oggi in capo a Province e Comuni. Questo significa che orari, tratte, priorità, coincidenze e servizi scolastici potrebbero essere decisi lontano dal territorio, all’interno di un equilibrio più ampio in cui Belluno pesa meno, in barba alla legge del 2014 sulla specificità montana.
Una collaborazione con Treviso può essere utile; una dipendenza da Treviso sarebbe invece un errore. Senza garanzie specifiche per la montagna, Belluno rischia di essere integrata solo formalmente ma assorbita politicamente. Il Tpl bellunese ha bisogno di un rilancio, in termini di attrattività per l’assunzione di personale (in questi anni, sempre drammaticamente carente), di attenzione per i passeggeri e di efficienza nelle corse (con la revisione degli orari di corse in base ai flussi viabilità-traffico aggiornati).
Belluno non è una periferia della pianura: è montagna, è comunità, è presidio fondamentale del territorio e delle aree interne, è un luogo fragile che necessita di regole speciali e di autonomia decisionale. La provincia di Belluno non è solo Cortina d’Ampezzo e le stazioni sciistiche buone per i turisti a cui dare degli autobus di collegamento, come ha detto alla stampa il presidente di Mom, uno dei promotori dell’accorpamento. Qui il trasporto pubblico non è un lusso, ma una condizione essenziale per continuare a vivere e lavorare.
Se il nuovo bacino Belluno–Treviso serve a rafforzare Belluno, siamo pronti a discuterne. Se serve a farla contare meno, va detto con chiarezza: noi non ci stiamo. E sollecitiamo l’ente Provincia di Belluno a prendere una posizione netta in tal senso.
